Gabriel Naticchioni: poesia, identità e impegno sociale

Gabriel Naticchioni: poesia, identità e impegno sociale
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D: Presentati a chi non ti conosce

R: Mi chiamo Gabriel Naticchioni, ma il mio nome è solo un frammento della mia verità. Sono nato in Brasile, ma non è lì che ho trovato me stesso. È solo da lì che ha avuto inizio il mio cammino. Crescere senza radici stabili, senza certezze, mi ha insegnato fin da subito a lottare per ogni piccolo passo, a non dare mai nulla per scontato. Le mie origini sono come cicatrici e ali insieme: dolorose, ma necessarie per volare.

La Francia mi ha cresciuto. Mi ha educato, sfidato, messo di fronte a chi ero e chi volevo diventare. In quelle strade ho imparato a restare in piedi anche quando mancava il terreno sotto i piedi. È lì che ho cominciato a prendere forma, a costruire una voce, una visione, un’identità che non si lasciasse piegare dalle etichette o dai limiti imposti. Mi ha dato le basi, ma non mi ha definito.

È stata la Sicilia a consacrarmi. Terra di luce ruvida e accoglienza viscerale. Terra che ti guarda dentro e decide se accettarti o metterti alla prova. Qui non sono semplicemente arrivato, qui ho scelto di restare. Qui ho costruito la mia voce pubblica e quella intima. Qui la mia parola ha cominciato a vibrare con senso, con radici nuove, con futuro. Ho trovato persone che mi hanno amato senza condizioni, senza sangue condiviso, ma con un legame più forte: quello dell’anima. È a loro che devo la mia vera famiglia. Non quella da cui provengo, ma quella che mi ha scelto, che ha creduto in me, che mi ha stretto la mano quando il mondo sembrava voltarmi le spalle. Loro sono il mio onore, il mio motivo, il mio riscatto.

Gabriel NaticchioniGabriel Naticchioni non ha mai voluto solo esistere

Non ho mai voluto solo esistere: ho sempre voluto lasciare il segno. Le mie parole non sono semplici racconti, ma battiti del mio cuore. Scrivo per non dimenticare, per dare voce a chi resta inascoltato, per restituire dignità a chi viene calpestato. Ogni poesia, ogni riga, ogni riflessione che condivido nasce da una ferita trasformata in luce.

A tutto questo si affianca un impegno politico che porto con orgoglio: milito attivamente nella Democrazia Cristiana, un partito che incarna valori in cui credo profondamente — la solidarietà, la dignità umana, l’equilibrio tra progresso e tradizione. Non è solo una scelta politica, è una scelta di vita. Credo che la cultura debba camminare accanto alla responsabilità sociale, che le parole debbano farsi azione, e che chi ha una visione debba avere anche il coraggio di metterla al servizio del bene comune.

Essere giovane oggi e impegnarsi in politica non è un vezzo, è un dovere. È una sfida, certo. Ma io con le sfide ci parlo ogni giorno.

Non mi reputo arrivato. Non voglio esserlo. Vivo in costante evoluzione, guidato dalla fame di conoscenza, dalla volontà di imparare, di fare rete, di confrontarmi con chi ha già percorso sentieri che io sto solo cominciando a tracciare. Per questo sogno, costruisco, rischio. Il mio presente è fatto di parole, politica e visione. Il mio futuro… è fatto di sfide, e io non ho mai avuto paura delle sfide.

Ho imparato che chi parte con poco, può arrivare ovunque.

Se ha coraggio, dignità e un sogno che non vuole morire.

D: Parlaci del tuo nuovo libro

R: “Riflessi di Diversità” di Gabriel Naticchioni è una raccolta poetica che nasce come atto di resistenza, ma anche come gesto d’amore. Non è solo un insieme di versi, è un viaggio interiore ed esteriore, un urlo silenzioso che vuole scuotere coscienze. Ogni poesia è un frammento di verità, una scheggia d’anima, un riflesso di ciò che la società tende a nascondere: l’unicità dell’essere umano.

Non ho scritto per piacere, ho scritto per necessità. La poesia, per me, è un modo per sopravvivere alle ferite e trasformarle in forza. Ho scelto di parlare di diversità, non come moda, ma come missione. In un mondo che ancora fatica ad accettare ciò che è “altro”, la mia scrittura diventa un inno a chi cammina ai margini, a chi non ha voce.

D: Progetti per il futuro

R: Il futuro di Gabriel Naticchioni è un campo aperto, dove ogni passo deve essere seminato con coraggio. Sto lavorando a progetti che uniscono arte, imprenditoria e impatto sociale. La poesia sarà sempre parte del mio percorso, ma voglio che diventi anche uno strumento per generare valore, per creare connessioni vere, per costruire comunità.

Ed è proprio con questa visione che nasce un altro mio grande progetto: un gin artigianale che non è solo un prodotto, ma un simbolo. Un concetto che fonde tradizione e innovazione, cultura e sapore, emozione e qualità. Non è solo un business, è un’idea che racchiude una storia, una filosofia. Così come la poesia parla all’anima, il gin che sto creando sarà un’esperienza sensoriale che racconta qualcosa di profondo.

Il mio obiettivo è chiaro: portare la mia visione ovunque ci sia terreno fertile per il cambiamento. Voglio creare, comunicare, ispirare. Che sia con un libro, con un prodotto o con un evento, voglio lasciare un’impronta che vada oltre le parole.

D: Cosa ne pensi della situazione letteraria in Italia?

R: La scena letteraria italiana ha una tradizione immensa, ma spesso dimentica di rinnovarsi. La poesia oggi viene considerata un genere di nicchia, quasi un lusso inutile. Eppure, io credo che proprio la poesia sia ciò di cui abbiamo più bisogno: parola essenziale, verità pura, anima senza compromessi.

In Italia manca il coraggio di investire nei nuovi linguaggi, nei giovani autori, in chi scrive fuori dagli schemi. Bisogna restituire alla poesia la sua centralità, il suo potere, la sua urgenza. È tempo che la cultura non sia solo celebrazione del passato, ma incubatore del presente.

D: Saluti e ringraziamenti

R: Voglio ringraziare di cuore Borgh.it per questa preziosa opportunità. Un grazie profondo va alla Casa Editrice Meraviglia, che ha creduto in me, nella mia voce e nella mia visione.

Ma il mio ringraziamento più grande va a quella che considero la mia vera famiglia. Non parlo di legami di sangue o di un cognome che porto per dovere e non per scelta. Parlo di chi mi ha cresciuto con amore, presenza, rispetto. Di chi mi ha insegnato il valore dell’accoglienza, dell’onestà, del sacrificio.

È a loro che devo ciò che sono. Sono la mia radice viva, la mia spinta costante, la mia casa. Senza di loro, tutto questo non avrebbe avuto senso.

A loro dedico ogni parola scritta, ogni traguardo raggiunto, ogni sogno che ancora inseguo.

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